lunedì 29 febbraio 2016

Fuori da te

Mi sentivo protetto: per nove mesi (almeno così mi è sembrato di capire, voi grandi non sempre siete chiari quando parlate) il calore del tuo corpo mi riscaldava il cuore. Non vedevo l'ora di uscire da te per poterti abbracciare. Tuttavia, la notte (credo sia notte, dentro era sempre buio) ti sentivo piangere e una voce di uomo cercava di calmarti facendoti credere che era essenziale questa sofferenza: "siamo poveri e abbiamo bisogno di quei soldi". Non capivo. Queste cose da grandi non mi interessavano e non mi sarebbero interessate per un bel po'. Io volevo solo uscire da te per essere abbracciato da te, volevo giocare con te ed essere baciato da te. Volevo queste cose perché sei colei che mi ha amato per nove mesi: sei la mia mamma.

mercoledì 24 febbraio 2016

La libertà del pensiero unico

In questi giorni è avvenuto un fatto increscioso: durante una lezione universitaria, il professor Panebianco, editorialista del Corriere della Sera, è stata interrotta con fare fascista da un manipolo di manigoldi dei centri sociali. La causa di questo gesto è da cercare nelle sue posizioni, esternate in un editoriale del Corsera, sulla Libia. Non voglio entrare nel merito della polemica, non m'interessa scrivere (in questo breve post) di geopolitica. Voglio sottolineare di come il dialogo, accademico o meno, non ha più motivo di esistere. L'opinione personale, se va contro il pensiero unico di una minoranza, deve tacere a tutti i costi. Quindi ben vengano le indignazioni da parte Corriere della Sera e da Repubblica, ben vengano le denunce verso chi vuol far tacere. Peccato che i due quotidiani fanno da troppo tempo da cassa di risonanza al pensiero unico. È di ieri, infatti, la notizia che la Repubblica non pubblicherà un articolo di Costanza Miriano sul suo ultimo libro (in uscita nei prossimi giorni) sull'essere femmina (la notizia è stata resa pubblica dalla scrittrice sulla sua pagina Facebook).  La motivazione? La scrittrice è tra gli organizzatori del Family Day.

giovedì 11 febbraio 2016

Onestà perduta

Un tempo non era così. Abbiamo lottato affinché le donne avessero più diritti, affinché potessero rompere le catene della schiavitù morale alle quali erano imprigionate. Avevamo tutti i buoni propositi, eravamo convinti della giustezza della nostra lotta. Poi la situazione ci è sfuggita dalle mani, siamo diventati ciechi d'avanti alle nuove schiavitù. Permettiamo che le donne affittino il loro utero per consentire a chi la natura nega la gioia di un figlio di poterlo ottenere a tutti i costi; proponiamo, in nome del dio denaro, che la prostituzione (quindi la schiavitù sessuale) sia legale; imponiamo alle donne di dover lavorare in nome della parità dei sessi, anche se, alcune, vorrebbero non farlo e vivere a pieno la loro maternità quando la natura le chiama a questo.